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Archivio Maggio 2007

BIOGRAFIA

29 Maggio 2007 Commenti chiusi

BIOGRAFIA

VALERIO MASSIMO MANFREDI

Data di Nascita: 1943

Biografia: Laureato in Lettere Classiche, topografo del mondo antico, ha insegnato in prestigiose università italiane e straniere, e ha condotto numerose spedizioni scientifiche e scavi in località d’Italia e all’estero.
Vive e lavora nella sua casa di campagna a Piumazzo di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, e collabora come antichista a Panorama e a Il Messaggero.

Carriera: Ha tradotto e commentato l’Anabasi di Senofonte, ed ha pubblicato molti articoli e saggi, fra cui: La strada dei Diecimila (1986), Le isole fortunate (1993), Akropolis (2000); con Luigi Malnati Gli Etruschi in Val Padana (1990); con Lorenzo Braccesi, Mare greco (1992) e I greci d’Occidente (1996); con Venceslas Kruta, I celti d’Italia (1999).
Fra i romanzi pubblicati: Palladion (1984), Lo scudo di Talos (1986), L’Oracolo (1990), Le paludi di Hesperia (1994), La torre della solitudine (1996), ll faraone delle sabbie (1998); e con Giorgio Celli e Francesco Guccini Storie d’inverno (1994). E’ del 1998 la trilogia Alexandros, opera di narrativa tradotta in tutto il mondo.
Sono del 2002 Il Tiranno e L’ultima legione; nel 2004 ha invece pubblicato L’isola dei morti e L’oracolo sempre per Mondadori. Nel 2005 è uscito L’impero dei draghi.

Con L’Ultima Legione e I Cento Cavalieri (Mondadori) si conferma il successo internazionale di Valerio Massimo Manfredi.

Riferimenti: Compra i suoi libri Mondadori

INTERVISTA

25 Maggio 2007 Commenti chiusi

1. Cosa vuol dire, oggi, essere uno scrittore?

2. Che tipo di messaggio ritiene di trasmettere ai lettori?

3. Lei pensa che l?Italia possa offrire ancora scrittori degni di tale nome?

4. Gli scaffali delle librerie continuano a essere saturati da proposte insulse e banali, analogamente a quanto accade in televisione coi programmi spazzatura. Tale orientamento rispecchia davvero i gusti del pubblico?

5. Che spazio avrebbero, oggi, scrittori come Pavese, Calvino, Moravia, Pasolini, Gadda, Buzzati, Sciascia, Silone, Carlo e Primo Levi?

6. Esiste un modo differente dal compromesso per approdare alla grande industria editoriale?

7. La situazione stagnante dell?editoria italiana favorisce il proliferare degli editori a pagamento. Qual è il suo parere in merito?

8. Tanti scrittori inesperti cascano nelle grinfie di personaggi senza scrupoli, pronti a dissanguarli con promesse di servizi e promozioni che non potranno mai garantire: spesso non hanno neanche una rete distributiva. Nei casi più fortunati, l?autore ottiene delle copie che potrà rivendere ad amici e conoscenti, ma si renderà subito conto di aver buttato via i propri soldi. A volte, il libro non verrà nemmeno stampato. Molti scrittori noti ne sono a conoscenza ma, eccetto rarissimi casi (Umberto Eco ne ?Il pendolo di Foucault?), preferiscono tacere. Non crede che ?parlarne? sarebbe un modo efficace per arginare il fenomeno?

9. Il filosofo-matematico Bertrand Russell annovera l?invidia tra le principali cause di infelicità che affliggono l?uomo e la considera un male endemico tra colleghi. È forse questo che rende gli scrittori affermati così indifferenti?

10. Il problema, in verità, è più generale: una sorta di ?nonnismo? diffuso nei confronti dei giovani ? oggi dilagante attraverso nuove forme di sfruttamento (laureati assunti per tre mesi nei call center, contratti a progetto, etc.) ? un fenomeno che riguarda non solo il mondo letterario, ma anche le professioni, il lavoro dipendente, la finanza, la ricerca (fuga dei cervelli), il giornalismo? Non pensa che i giovani potrebbero costituire una risorsa preziosa per il paese?
(domande di Pasquale Giannino)

RISPOSTE

1
È più facile chiedersi che cosa non voglia dire e che cosa non voglia più dire ?essere uno scrittore?. Bisognerebbe anche specificare se in Italia o no. Molto in generale, ora: essere uno scrittore non vuol dire inserirsi in una corrente. Né incidere ad alto livello ? in grande ?stile?! ? su un tessuto già pronto (e già infetto). Vuol dire: professare (e profetizzare: senza enfasi) una diversità che ? dopo otto secoli di tradizione italofona ? appare sempre meno durevole; e nonostante questo continuare: beatitudine nell?anarchia, beatitudine nel disperdersi in molti rivoli (attività, non sempre e non solo culturali; e il sangue ? il proprio ? compreso), ridere e piangere. E vorrà dire, comunque: scommettere su alcune possibilità attuali e viventi, tanto più che l?apertura nei loro confronti le renderà meno precarie, in tutti i sensi, e più adatte a sopportare certi pesi.

2
Non ho un ?mio? messaggio. Ciò che è mio, e proprio in quanto MIO, è nullo, dal punto di vista della carità (che ?non si gonfia?), della solidarietà (che guarda l?altro), della religione (che adora l?Altro), e dell?arte (che aspira, per statuto, ad una specie di sostituzione/sovrapposizione della parola alla realtà, anche in forme e con effetti rituali, prima ancora che politici). Il (mio) messaggio è un vuoto da riempire, che anticipa di poco il momento in cui bisognerà rendere accettabile, pulita e utile la decadenza del popolo antico (noi) e la sua sostituzione con quello che Eugenio De Signoribus chiama ?popolo futuro?. Non sto formulando un?allegoria civile, ma un quadro realistico: i vecchi italiani sono morti che camminano, i nuovi ? pelli di altro colore, altre tradizioni e formae mentis, in tutti i sensi ? sono vivi che devono sbocciare, tra noi e dopo di noi. L?Occidente ? e l?Italia che fu culla di Roma sarà anche l?anteprima del tramonto della ?terra del tramonto? ? sarà sempre più battezzato dal nuovo.

3
La letteratura non ha esitazioni, in nessun tempo. Ciò che deve nascere, nasce. Mi permetto solo di dire che ottocento anni di letteratura italiana ci hanno insegnato, ormai, chi e che cosa passi e chi e che cosa non passi: naufraga l?enfasi (per prima), naufraga l?imitazione come principio assoluto, naufraga il compromesso enfatico con il potere, naufraga l?espressione privata che rappresenta un uomo e solo un uomo. E soprattutto: naufraga tutto ciò che non viene accompagnato da corpi carismatici, anche deformi ? ma carichi di una dolcezza violenta; o di un sorriso senza pari? come quello di Leopardi ? o da beautiful minds offese dalla malattia; ma corpi e menti tali da sedurre. Non parlo di sensualità del corpo dello scrittore, e di effetti sensuali, ma di un?incarnazione della vera parola (vera in quanto quello scrittore non potrebbe legittimamente enunciarne un?altra) in un vero corpo (il corpo che compete a quella parola). Parlo con l?irrazionalità che è dovuta a questi argomenti. Nemmeno in letteratura possiamo dirci non cristiani, anche quando non lo siamo: perché, senza corpo, e senza morte, e senza ferite (atroci) e senza resurrezioni, l?insegnamento di Cristo stesso è astrazione e vanità. In piccolo, è così anche nella letteratura dei Paesi in cui Cristo è stato conosciuto. In ultimo: uno scrittore, oggi, dovrebbe aprirsi ad un?operatività non più e non solo nazionale, dunque non solo italofona. In caso contrario, sarà la glossa inutile ad un percorso che si avvia alla dispersione: la glossa della glossa della glossa, e ancora peggio.

4
Quanti italiani sono veramente italofoni? Quanti pseudoitalofoni sono in grado di capire un libro (qualsiasi libro)? L?esplosione del reality show è parallela, in modo inquietante, al fiume di antologie poetiche degli ultimi dieci anni. E non è un caso: perché si tratta, nel reality e nell?antologia, di rappresentare l?apparenza dell?essenza, cioè bucce e superfici, ma non contenuti. Il contenuto coincide con l?enunciato o con la pura presenza. Ma è bene liberarsi di un equivoco: mettere davanti al video un corpo non vuol dire parlare di un corpo. Lo spettatore vedrà un video su cui appare un corpo: ma prima di tutto il video acceso (e se stesso spento davanti al video). Così l?antologia sarà guardata più come oggetto e merce che come contenitore di contenuti. E i ?gusti del pubblico? sono conosciuti bene, perché guidati dall?alto: il marketing è una scienza, e la ?psicologia del marketing? è scienza, allo stesso modo. Devo dire che per carattere e per formazione sospetto della differenza (che a me pare artificiale e tronfia) tra ?essere? e ?apparire? e tra ?forma? e ?contenuto?: ma ? a parte il fatto che è più comodo illudersi che sapere di non sapere ? chi sopporterebbe di apparire e basta o di essere e basta? O icona-roccia-natura o grande santità (che agisce). Solo (un) Dio lo potrebbe compiutamente. Solo un essere immortale e onnisciente ne sarebbe in grado senza morire o sprofondare nella più grande vergogna del mondo.

5
Gli scrittori che Lei nomina sono talmente diversi, in tutti i sensi, per dignità o per compromissione, da non poter essere paragonabili, se non a grandi linee. Li accomuna, genericamente, l?appartenenza a quello che per noi è il passato. Il passato non olet, visto ora. Però puzza molto il presente: e lo spazio che, sempre in generale, spetterebbe a questi scrittori, se vivessero, dovrebbe essere ? per avere rispettabilità e ricadere positivamente ? non più e non solo di stretta osservanza umanistica.

6-7
Tra l?oscenità per cui ?tutto è un compromesso? e l?utopia in cui ?non c?è il compromesso? ci sono sfumature accettabili o desiderabili. La nostra vera malattia è il sentimento del tempo: il successo editoriale a breve termine (Lara Cardella, Melissa P) o in un solo periodo (Guido Da Verona, Pitigrilli) equivale a nessun successo, dopo. E senza un salvataggio critico e culturale entro pochi anni, il naufragio dell?ex-successo è sicuro. La nostra purezza rispetto al compromesso deve essere accompagnata, sempre, dalla consapevolezza che la durata è un fenomeno inaggirabile, anche dalle strategie del marketing. L?investimento e il rumore pubblicitario su una merce-libro non possono competere con il fenomeno del tempo, contro il quale l?uomo non può nulla. E il tempo è la (propria) morte e la deperibilità delle merci: compresa la merce-libro. La nostra vanità, l?insensibilità al tempo e l?illusione che il tempo sia a favore dell?uomo comportano ? da un punto di vista grosso modo filosofico, ché non è sempre utile parlare sempre e solo di merci-denaro-oggetti ? ?il proliferare degli editori a pagamento?. Ma il problema non è tanto la loro esistenza di per sé, quanto l?inesistenza di lavori di editing pesante e costruttivo (e vincolante per il futuro degli autori), la speranza di ergersi a testimoni di qualcosa che non si è degni neanche di nominare, ecc. La voracità degli editori a pagamento ? quelli non seri (e molti sono seri, e non voraci) ? è garantita da una certa complicità degli autori, per ignoranza, orgoglio, o incomprensione della logica del tempo. Quando è rivolto a libri non banali, né artisticamente né contenutisticamente, l?editing può essere considerato un?opera di mediazione (positiva, in quanto mediazione) tra l?io dell?autore e l?io dei possibili lettori (visti come testimoni, non come carne da macello del commercio librario), oltre che tra questo tempo e il tempo che verrà dopo. Per quanto mi riguarda: ho considerato l?editing come una parte non piccola e non minore del mio lavoro: Zallio, Diavoli, Fichera, e altri, e da ultimo La Merca di Chiara Daino, sono possibilità iniziali e iniziate, che non era dignitoso escludere o silenziare. E se ho una piccola visibilità, deve essere anche per i migliori (parlo anche del loro cuore) tra i bravi (parlo sempre del loro cuore) in circolazione, oggi. Da un lato, credo che la continuità tradizionale della letteratura italiana si stia già interrompendo (cfr. le risposte 1-2, sopra); dall?altro, che la continuità debba ricevere alcuni tentativi stimolanti. Non iniezioni di veleni/contravveleni retorici o di altro tipo, ma tendenze seminali, da cui sortiranno embrioni e aggiornamenti.

8
Un potere (perché è tale) sostenuto dalla disonestà (da un lato) e dalla vanità (dall?altro) ? e dall?ignoranza, su entrambi i lati ? non può essere scardinato facilmente. Né è possibile farlo, dove il radicamento dell?intesa tra i due fronti è grave e profondo. ?Molti scrittori noti ne sono a conoscenza? e tacciono: che altro potrebbero fare? E perché dovrebbero farlo, se la presenza di ?tanti scrittori inesperti? è, in un certo senso, garanzia di un sottobosco di ammiratori e di un termine di paragone della propria, apparente e limitatissima, presenza pubblica? Inoltre, senza ingenuità (e con la testa rivolta a qualche esempio plausibile): siamo sicuri che anche alcuni ?scrittori noti? non contribuiscano alle spese o le sostengano per intero? Siamo sicuri che enfatizzare le cause non significhi insabbiare effetti che preferiamo ignorare?

9
L?indifferenza non è una malattia dei soli ?scrittori affermati?, ma di tutti: anche degli ?scrittori inesperti? rispetto ai colleghi (e ai veri maestri, del presente o del passato), e anche di chi non scrive. Per intervenire su problemi che riguardano più la vita degli altri che la propria sono necessari spirito di sacrificio e occhio acuto; e anche avendoli, è necessario ricordarsi che non ne avremo comunque nessun vantaggio tangibile. Siamo troppo arroganti per vivere e morire per qualcosa o qualcuno che non ci riguarda ? come usiamo dire ? ?da vicino?, ?in prima persona?, ecc.

10
I giovani sono l?oggetto di una retorica già abbastanza invereconda. In primo luogo, non tutti i giovani sono uguali, né allo stesso livello, né con le stesse tendenze, né ugualmente stimolati (in primo luogo dalle famiglie e dalla scuola). I giovani ? i migliori, i più validi, i più intelligenti e creativi ? sono certamente ?una risorsa preziosa per il Paese?; ma questo Paese è una risorsa preziosa per i giovani? No. Perché il giovane è quasi predestinato, oggi, ad un?autodistruzione impoetica, che sembra illuminata dai media per fornire un esempio atroce. Le ?stragi del sabato sera? (e nella settimana?), la retorica delle inquadrature televisive (la macchina fracassata, la scarpa a terra, la pozza di sangue), la sottolineatura della precarietà e dei ?vizi? diffusi tra i giovani (?vizi? ? è chiaro ? non efficacemente e non veramente impediti, se non con l?enfasi politica e poliziesca): tutto questo non mostra una società che disprezza i giovani? In un modo anche subdolo, poi: rendendoli nevrotici, vuoti e aggressivi, quindi meno degni di essere rimpianti, quando si inabissano (e si inabissano a centinaia). C?è qualcosa di atroce nell?organizzazione della carne umana, oggi, e nelle retoriche chiamate a renderne conto e a descriverle per noi. Senza luce non si fa nulla, e questa luce, oggi, è di pochi, disposti qua e là.

(risposte di massimo sannelli)

ILLUSTRATORE

23 Maggio 2007 Commenti chiusi

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INFORMAZIONI UTILI

23 Maggio 2007 1 commento

Lo scrittore
È risaputo, il talento non si insegna. Gli Stati Uniti sono la
patria dei corsi di scrittura creativa. Ma bisognerebbe dire, che si
tratta, più che di corsi di scrittura, di corsi di lettura. Si
leggono infatti i testi degli scrittori “riusciti”, e se ne indagano
le tecniche, i linguaggi. Da lì, ci si esercita a scrivere: e spesso
la lettura dei testi prodotti dagli aspiranti scrittori è svolta
collettivamente. In genere nei curricula degli scrittori americani
compare sempre la frequenza ad una di queste scuole, spesso di
livello universitario. Noi a Torino abbiamo la Scuola Holden, in cui
si insegnano le diverse tecniche della narrazione, ed è fucina di
autori e professionisti. Ma esiste anche una fornita e copiosa
bibliografia che tratta del mestiere di scrivere: bussole utili per
chi comincia, a volte veri e propri corsi con esercitazioni
comprese, altre volte testimonianze di scrittori.
Se il vostro sogno è di vedere un giorno pubblicato il vostro
lavoro, è bene che osserviate qualche precauzione. È meglio
diffidare, in genere, di chi chiede contributi sulla pubblicazione e
di inserzioni tipo “giovani autori cercansi”; né conviene
partecipare a concorsi fantasma che promettono mari e monti.
Insomma, resistete alla tentazione di pubblicare a qualsiasi costo!
Molti scrittori affermati pensano che per essere pubblicati come
esordienti sia meglio affidare la propria opera ad agenti letterari,
che propongono l’autore alle varie case editrici, dietro una
percentuale sul contratto firmato.
Un buon sistema per assicurarsi visibilità è partecipare ai
concorsi, e possibilmente vincerli. Ma il metodo classico è sempre
valido: spedire manoscritto con lettera di accompagnamento ai vari
editori, perché nessuno di loro ha interesse a scartare un buon
libro. E infine la nuova opportunità del Cyberspazio con la sua
facilità di accesso: chiunque può pubblicare qualsiasi cosa, senza
sbarramenti.

L’editor
Quella di editor è una professione altamente specializzata, il cui
unico obiettivo è il miglioramento della comunicazione. Gli editor
non lavorano soltanto per editori di libri e riviste, ma per
aziende, associazioni, radio, televisione, internet, ecc.
I compiti dell’editor vanno dalla correzione grammaticale e
ortografica alla riorganizzazione dei contenuti e della struttura di
un manoscritto, dalla revisione stilistica alla verifica
dell’esattezza dei dati, dalla redazione di un nuovo testo
all’elaborazione di un progetto.

Il giornalista
Il giornalismo è l’insieme di quelle attività che si riferiscono
alla raccolta, al commento, alle diffusione delle notizie: per un
quotidiano o per un periodico, per la radio o per la televisione. È
quindi giornalista chi è alle dipendenze di una di queste agenzie
dell’informazione e vi svolge attività professionale fissa
(redattore, inviato speciale, ecc; ma è giornalista anche il
direttore) ma anche chi vi svolge attività di collaboratore,
scrivendo articoli secondo contratti particolari. L’albo dei
giornalisti si compone infatti di due elenchi: quello dei
professionisti e quello dei pubblicisti. È professionista chi
esercita in modo esclusivo e continuativo la professione di
giornalista. Pubblicista, chi svolge attività giornalistica non
occasionale, retribuita, anche se esercita parallelamente altre
professioni o impieghi. C’è poi il registro dei praticanti, per chi
si avvia a diventare, dopo 18 mesi di tirocinio, giornalista
professionista.
In Italia esistono dieci scuole di giornalismo riconosciute
dall’Ordine dei Giornalisti, sostitutive del praticantato, cioè il
periodo di 18 mesi trascorsi in redazione, con regolare contratto di
assunzione (ma adesso c’è la possibilità di riconoscere il
praticantato ai giornalisti free-lance), che dà accesso all’esame di
Stato per Giornalista Professionista. Per tutte, l’accesso è
subordinato a una prova di selezione. Per sostenere l’esame di
ammissione, inoltre, è necessaria la laurea. La durata dei corsi è
biennale e la frequenza è obbligatoria e a tempo pieno.
Per essere iscritti all’Albo dei Giornalisti nell’elenco dei
pubblicisti, invece, è necessario aver prestato la propria
collaborazione retribuita, presso testate giornalistiche, e aver
quindi prodotto un certo numero di articoli, firmati.
Potete trovare informazioni interessanti ai siti
www.stampasubalpina.it e www.odg.it.

Il ghost writer
Lo “scrittore fantasma” è colui che presta la sua penna a qualcun
altro, a qualcuno che ha bisogno di comunicare a proprio nome
attraverso la scrittura, ma non ne ha la competenza o il talento, a
secondo dei casi. Dal politico al manager, dall’attrice che vuole
pubblicare la propria autobiografia allo studente che non ha mai
scritto un rigo prima della tesi, le occasioni di impiego possono
essere svariate per questo scrittore così speciale.

Il business writer
Letteralmente si potrebbe tradurre con “scrittore professionale”, ma
non sarebbe esatto, o con “scrittore aziendale”, ma neppure questa
definizione calzerebbe. Infatti non si tratta di qualcuno che scrive
semplicemente per professione, ma di una figura in grado di
utilizzare la scrittura professionale, quella che serve per
comunicare, informare, convincere, vendere e comprende tutti quei
testi che servono per lavorare: brochure, dépliant, leggi, libretti
di istruzioni, curricula, pagine web, articoli, discorsi,
definizioni, relazioni, documenti, slogan, brevetti, ricette,
verbali. In Italia, la scrittura professionale la si impara solo sul
campo, lavorando nelle agenzie pubblicitarie o nelle strutture di
comunicazione delle aziende e delle amministrazioni. Solo le
università di Pisa, Venezia e Torino hanno avviato servizi e
laboratori di scrittura di qualità.
Se volete entrare in questo mondo, Internet può darvi una mano:
consultate le offerte di collaborazione da parte di giornali,
portali e case editrici sui siti specializzati; collaborate con siti
e webzine, che non pagano, ma sono affamati di buoni contenuti e
permettono di farsi conoscere e di costruirsi un po’ di esperienza;
non mandate generici curricula, ma scrivete un articolo che può
essere di interesse di quella testata e mandatelo senza tanti timori
(accompagnato dal curriculum); se vale, lo pubblicheranno
senz’altro.

Il web writer
È il professionista della scrittura del Web, lo scrittore on line.
Possiamo collocare nella stessa famiglia altre figure, come il
redattore web, il web copywriter, il content specialist, il web
editor, ciascuno con sfumature diverse.
Il web writer emerge non appena si passa dalla fase artigianale a
quella professionale del Web, che si organizza con più figure
specializzate. Le competenze di base richieste sono: una formazione
umanistica, la conoscenza della lingua inglese, la conoscenza
approfondita dei linguaggi della Rete e dei motori di ricerca e la
capacità di sintesi. A partire da queste competenze di base, il web
writer sa integrare la capacità di scrivere con diversi linguaggi
espressivi: la grafica, le immagini, il sonoro. Gli attuali web
writer si sono formati soprattutto sul campo.

Il weblog
È un genere editoriale nato con Internet. Praticamente si tratta di
un diario, di una sorta di taccuino quotidiano in cui l’autore
comunica le sue idee e le sue scoperte sui siti che giorno per
giorno scopre intorno all’argomento di suo interesse, in genere
fortemente specialistico. Il weblog è considerato da molti il futuro
dell’attuale articolo di commento o di opinione. Gli autori di
weblog sono chiamati bloggers.

Il copywriter
In genere pensiamo al copy come al creativo che sforna slogan
pubblicitari indimenticabili come fossero noccioline. In realtà è lo
scrittore che sta dietro a ogni testo promozionale e fatica per
produrre testi che devono informare, convincere o vendere. Il
copywriter non scrive soltanto annunci pubblicitari, spot e slogan,
ma anche brochure aziendali, bilanci, cataloghi, articoli, discorsi,
newsletter, testi per le intranet e i siti internet.

Fonte Rivista Informagiovani di Torino