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Archivio Marzo 2008

Recensione

23 Marzo 2008 Commenti chiusi

"Il mio nome è Giulio…Giulio Cesare!" è considerata la prova d’esordio di Stefano Chiesi Mazzanti. Questo non è un romanzo, è un fumetto portatile, un diario parlante, un " buonumore " tascabile. Fresco, leggero, divertente, istruttivo. A tutti gli effetti uno "scacciapensieri" o come direbbero gli indiani d’America : un " Acchiappasogni" . E chi è che s’impiglia nella rete questa volta? Il sogno o la realtà? Dov’è che comincia l’uno e finisce l’altra? Nessuno lo sa con certezza, perché ognuno lo vede a modo suo "il confine", "la terra di mezzo", il "binario nascosto" dove realtà e immaginazione si scambiano Magica Mente i vestiti. Il perimetro? E’ un concetto sorpassato. Si modifica e si dilata a seconda del coraggio che abbiamo di scavalcare l’orizzonte e di camminarci dentro. E’ allora che comincia il fantastico viaggio del nostro protagonista. Un viaggio contrassegnato dalle classiche tre fasi del distacco, della prova e del ritorno. Passaggi obbligati per diventare un uomo. Per imparare a dialogare con l’invisibile e per conoscere il segreto che fa accadere i miracoli e materializzare i sogni. Possenti Dei! Questo non è solo il Manuale del giovane condottiero, è il Navigatore Satellitare di ogni sciamano bambino, di colui che conosce e sa riscoprire il selvatico e il sacro che è dentro di lui e sa metterlo a disposizione dell’intera umanità. Ragazzi, una sola è la Parola d’ordine: Innocenza Radicale…

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Il mio nome è Giulio…Giulio Cesare.

16 Marzo 2008 Commenti chiusi

Con gli occhi di un bambino

16 Marzo 2008 Commenti chiusi

Era una signora sulla sessantina, grassottella di circa 130 chili, e che indossava sempre un vestito intero a piccoli fiori, era la mia vicina di pianerottolo. Sì piazzava tutti giorni, dalla mattina alla sera, alla finestra del pianerottolo, sembrava il marinaio che sta sul pennone più alto di una nave pirata in cerca, all’orizzonte, di qualche imbarcazione da abbordare, non gli sfuggiva niente, sapeva tutto di tutti. Era proprio una vera ficcanaso. In quel periodo, le porte degli appartamenti erano quasi sempre tenuti aperti, oppure si tenevano le chiavi nella serratura in attesa che qualche parente venisse a trovarci, non c’era la fobia che qualcuno entrasse per fare del male, nessuno entrava a delinquere come ai giorni d’oggi, ci si conosceva tutti. Non c’era giorno che non ti apparisse all’improvviso. Proprio una ficcanaso. Forse ai giorni nostri verrebbe chiamata spia. Una spia familiare. Mentre eri a tavola a mangiare, mentre guardavi la televisione, o mentre si discuteva dei propri problemi finanziari lei appariva. Addirittura avevi paura che ti entrasse anche nel bagno mentre dolcemente stavi sommerso nella vasca. Era proprio un incubo. Ma i tempi erano diversi, le persone erano più genuine e più permissive ed era normale che ciò accadesse, e poi a dire il vero, i miei genitori l’avevano abituata così, e lei sistematicamente appariva come un fantasma in casa nostra con le scuse più allucinanti.

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